“Attenzione al ghiaccio sottile!”: “Le ragazze e le istituzioni” di Dar’ja Serenko

Michela Romano

Qual è la differenza tra le ragazze e le istituzioni?” (p. 31)

Le ragazze e le istituzioni (Devočki i institucii, 2021) della scrittrice e attivista russa Dar’ja Serenko esce in traduzione italiana di Giovanna Paolicelli nel luglio del 2024 per Nuova editrice Berti a cura di Massimo Maurizio.

Link al libro: https://www.nuovaeditriceberti.it/libri-nuova-editrice-berti/narrativa/le-ragazze-e-le-istituzioni/

Le ragazze e le istituzioni : Serenko, Dar'ja, Maurizio, Massimo, Paolicelli, Giovanna: Amazon.it: Libri


L’autrice è una figura di spicco nell’attivismo contro la censura culturale e la repressione dei diritti nella Federazione Russa, con un’attenzione particolare alle lotte di genere e al movimento Feministskoe Antivoennoe Soprotivlenie (FAS), la resistenza femminista antibellica. Tra le numerose iniziative legate all’attivismo, va ricordata la fondazione nel 2016, da parte di Serenko, del movimento di microprotesta Tichij Piket (“sciopero silenzioso”), basato sull’esposizione di cartelli per denunciare problematiche legate a tematiche come la censura, la condizione dei prigionieri politici e la violenza domestica. Sempre nell’ambito dell’attivismo, Serenko ha creato la Femdača, uno spazio sicuro per attiviste femministe e LGBTQ+ nei pressi di Mosca (Independent, 2021). Serenko pubblica fin da giovane poesie su riviste letterarie come “Vozduh” (“Aria”) proseguendo con le raccolte Tišina v biblioteke (“Silenzio in biblioteca”, 2017) e #tichijpiket (letteralmente “picchetto silenzioso”, 2020), derivata dalle esperienze di protesta. Tra le opere più recenti si segnala Ja želaju pepla svoemu domu (“Auguro cenere alla mia casa”, 2023), in cui l’autrice racconta del periodo di detenzione di quindici giorni scontato dopo aver diffuso su Instagram il simbolo di umnoe golosovanie (“voto intelligente”), una strategia di voto legata all’opposizione di Aleksej Naval’nyj (Radio Svoboda, 2022). Dichiarata “agente straniero” nel 2022, Serenko riceve un mandato di arresto nel 2024, quando si trova già in esilio in Georgia, prima di trasferirsi in Spagna. Le ragazze e le istituzioni, pubblicato per la prima volta nel 2021, si distingue per l’aderenza a un genere estremamente ibrido, che spazia tra letteratura diaristica e documentaristica, con inserti poetici e momenti di riflessione sulle condizioni delle ragazze impiegate e sulla società russa in generale. Il linguaggio è dinamico, a tratti giornalistico, e il lessico burocratico viene smontato, ricreato e fuso a quello poetico, più intimo e personale.

Il libro adotta una pluralità di linguaggi, un aspetto enfatizzato anche dalle illustrazioni di Ksenia Čaryeva che mediano la parola scritta. Queste illustrazioni, come esplicitato nella postfazione al libro, rispondono alla volontà di Serenko di creareun misto di cyberpunk e di pseudo forme rituali antico-greche (p. 106). Prendono così forma e colore gli eventi che hanno coinvolto “le ragazze” e la stessa Serenko, che ha vissuto questa realtà sia come giovane donna, sia come attivista femminista, o semplicemente come Daša, svelando contraddizioni, assurdità, ingranaggi e regole del gioco.

Subito dopo gli studi universitari, Serenko lavora per varie istituzioni culturali statali tra cui biblioteche e gallerie. Come osservato da Massimo Maurizio, nella letteratura russa si ritrovano svariati esempi legati alla cultura impiegatizia, tra i quali ricorda Il Cappotto di Nikolaj Gogol’, che ha in comune con l’opera di Serenko il sentimento di sottomissione e oppressione dell’individuo nei confronti del sistema e allo stesso tempo di protesta e ribellione (p. 8). La sensazione che traspare da questo genere è certamente il sentirsi inermi, minuscoli e a tratti in pericolo a confronto con un organismo statale di enorme portata, che sente il sangue scorrere nelle sue vene, ma prevarica, ignora o denigra spesso i “piccoli” individui che ne regolano il flusso. Nell’esperienza descritta da Serenko, il legame tra ‘le ragazze’ e le ‘istituzioni’ è un qualche cosa di intimo, che forma e definisce le ragazze come tipo sociale e nel quale si manifestano la rigidità di un sistema e la fluidità umana, il Moloch dello stato da un lato e i sentimenti umani dall’altro (Maurizio, p. 9).

Nel proseguire la riflessione sul testo, è necessario evidenziare alcuni degli episodi che la scrittrice riporta, in cui emergono vari aspetti del potere dello Stato con cui il collettivo di ragazze e la stessa autrice entrano in collisione.

Un episodio iniziale racconta come durante la “Giornata dei lavoratori culturali” le impiegate siano scortate con la forza verso un evento organizzato dai vertici, senza possibilità di rifiutare di parteciparvi. Nella narrazione, particolarmente impietoso e violento è il momento in cui viene impedito a Serenko di allontanarsi dallo spettacolo, sebbene le siano sopraggiunte le mestruazioni, noto tabù della società russa: All’uscita della sala concerti due tizi della sicurezza mi hanno fermata: non potevano far uscire nessuno, per alcun motivo, perché il lavoro dei cantanti era pagato con i soldi dello stato(p. 22).

L’organismo flessibile e mutaforme delle ragazze si scontra con il rigido sistema statale anche in altri momenti, come ad esempio quando viene chiesto alle ragazze con una comunicazione ufficiale di controllare i propri social network passando al setaccio le foto più sconvenienti, con la “richiesta” di rimuoverle.  Nello stesso giorno, quasi a imporre un’iconografia più consona alle impiegate, viene sollecitata la distribuzione della fotografia di Vladimir Putin nei vari uffici istituzionali. Serenko si occupa di questa distribuzione e di spedire via mail le prove del lavoro portato a termine fotografando le immagini e le loro ubicazioni. Tutto procede come richiesto, se non fosse che l’autrice per sbaglio invia una foto di un suo nudo insieme a quelle dei posti in cui il ritratto è stato appeso e si sente avvampare e gelare allo stesso tempo (p. 48). Questo episodio restituisce un’immagine di Serenko sfaccettata: ora scrittrice, ora impiegata, ora attivista che racchiude in sé una pluralità di definizioni e atteggiamenti e che mette in luce la natura del rapporto delle ragazze con le istituzioni, talvolta ambiguo, sospeso tra obbedienza e ribellione, tra l’adeguarsi alle regole imposte e il mantenere un’identità personale e politica. L’errore involontario dell’autrice diventa così simbolico: un cortocircuito tra la richiesta di conformità e l’irriducibile individualità delle ragazze, che sfugge al controllo del sistema e ne svela, quasi involontariamente, le contraddizioni.


Le contraddizioni emergono anche in altri episodi, come quello in cui Serenko dichiara di essere stata tradita dalle ragazze, poiché si sono concesse un giorno libero a turno scaricando la colpa su di lei, che viene richiamata dagli organi dirigenziali per assenteismo: un giorno le ragazze mi hanno tradito. Non le biasimo: a volte in un ente statale diventa impossibile fare altrimenti. Allora, se proprio bisogna tradire, è meglio tradire una persona sola (p. 35).

Il sistema influisce sugli individui colpendo anche gli organismi più puri, che possono inciampare, commettere errori e cambiare direzione. Ma il collettivo è una massa in trasformazione ed è proprio questa flessibilità a renderlo rivoluzionario e resistente. Nel racconto della giornata in cui diverse ragazze del reparto vengono licenziate, Serenko compila idealmente il proprio rapporto trimestrale:

“Se credete che di ragazze possano essercene tante, che si possano prendere e ridurre così, come un testo scritto male, allora vi sbagliate di grosso. Se la pensate così, non valete nemmeno una delle loro lacrime. State semplicemente nascondendo la vostra riluttanza a continuare la lettura. Cioè non sta a voi decidere come finirà. Io sono una ragazza. Mi definisco così dal primissimo giorno, ma non la ritengo una mia caratteristica imprescindibile. Le altre ragazze mi hanno dimostrato che si può essere una costante dinamica, e che il margine di errore è la cosa più importante nelle nostre valutazioni reciproche.” (p. 59)

La scrittrice dichiara esplicitamente l’obiettivo del suo scritto: evitare una rappresentazione stereotipata della figura femminile nelle istituzioni, mettendo in luce l’ambivalenza e le discrepanze del gruppo di donne e il modo in cui i modelli statali e le forme di violenza si riproducono costantemente, essendo radicati da tempo nell’organismo sociale. Significativa è la reazione delle ragazze davanti al dolore e alla perdita: la creatura unica del collettivo con tante gambe e tante braccia cessa di esistere ed ognuna è distinguibile, mentre il peso della frustrazione di fronte alle tragedie riporta la riflessione su quello che Serenko chiama il realismo magico istituzionale (p. 103), secondo il quale esiste una realtà esterna, un sistema, e poi esiste una pluralità e multiformità interna, una potenza creatrice in cui l’ordine di genere muore e rinasce, i pronomi cambiano, la superficie dell’esperienza definita comune si incrina (p. 78). Il testo tratta naturalmente alcune specificità dell’organizzazione statale russa e della dimensione di controllo che questa esercita sugli individui; tuttavia, come affermato dall’autrice in un’intervista, il libro può avere una risonanza globale per quanto riguarda il rapporto dell’individuo con lo stato, ma non solo: può servire anche come una sorta di guida per i neoassunti in ambiente istituzionale. La scrittrice racconta infatti di aver saputo da una ragazza impiegata alla famosa Tret’jatkovskaja galereja di Mosca che il suo libro è stato distribuito sottobanco alle nuove impiegate (Alte Schmiede, 2023).

L’autrice, come un liquido di contrasto luminescente, si inietta nel sistema istituzionale culturale, ne illumina le arterie principali, entra nei vasi, nei tessuti, fa risaltare le zone d’ombra, gli spazi di significato e le vene del “collettivo”,il sistema di vasi comunicanti e riscaldamento che ingarbuglia le fredde viscere dello stato” (p. 81). Serenko consegna ai lettori non solo un diario della sua esperienza, ma anche una cronaca del lavoro istituzionale femminile in Russia, delle dinamiche di potere e della forza creatrice che può emergere dagli interstizi della macchina dello stato.

Le ragazze non invecchiano mai.

Le ragazze vanno a piangere in bagno.

Le ragazze sono in ritardo e arrivano con gli abiti messi al contrario.

Le ragazze vengono convocate dalla polizia.

Le ragazze possono mandarti affanculo.” (p. 31)

 

 

Sitografia:

https://www.svoboda.org/a/aktivistka-v-moskve-arestovana-za-post-s-logotipom-umnogo-golosovaniya/31694864.html

https://www.youtube.com/watch?v=OCOR_5VpvQQ

https://www.independent.co.uk/world/feminist-retreat-femdacha-russia-putin-b1814448.html

 

Apparato iconografico:

Immagine di copertina: Illustrazione di Ksenia Čaryeva – https://api.polka.academy/storage/block/picture/5914/regular_image-410ff05708c322ad523a36101918d149.jpeg

Immagine 1: Ksenja Čaryeva, Le ragazze e le istituzioni, Nuova Editrice Berti, p. 49.